Giustizia climatica: chi paga i danni del cambiamento climatico?

Eventi climatici estremi: un ambiente sostenibile è un diritto o un privilegio?

Uragani, alluvioni e siccità aumentano ogni anno. Ma chi paga i danni del cambiamento climatico? Un ambiente sostenibile è un diritto o un privilegio? Scopriamo insieme la giustizia climatica, i difensori dell’ambiente e come contrastare il riscaldamento globale.

Giustizia climatica: cos’è e com’è nata

Dalle alluvioni in Asia meridionale alla bufera di neve a New York, dagli incendi in Portogallo e Spagna agli uragani caraibici. Sono solo alcuni degli eventi climatici estremi che hanno colpito nel 2017 il nostro pianeta. Oggi il cambiamento climatico riguarda sia paesi sviluppati che in via di sviluppo. Oltre a fare vittime ci sono anche costi economici. È possibile contrastarlo?

La giustizia climatica è uno dei temi più discussi nel dibattito sui cambiamenti climatici. Riguarda il paradosso per cui i paesi più colpiti da catastrofi ambientali siano quelli in via di sviluppo, quando il riscaldamento globale è causato principalmente dalle nazioni industrializzate. Le vittime sono, spesso, i cittadini più deboli, ossia donne e bambini, soprattutto nei paesi più poveri.

Il termine giustizia climatica appare per la prima volta nel 1999 in un articolo di CorpWatch sulla responsabilità dell’inquinamento dei paesi industrializzati a svantaggio delle nazioni che subiscono gli effetti del cambiamento climatico. Nel 2002 si tenne il Climate Justice Summit, incontro sulla giustizia climatica in occasione del COP 6 a L’Aia (Olanda). Negli ultimi anni, però, gli eventi climatici estremi hanno colpito senza distinzione di nazionalità e classe sociale. Nazioni Unite, governi e organizzazioni non governative sono d’accordo nel diritto universale dell’uomo di vivere in un ambiente sostenibile. Ma esiste davvero?

Alla Conferenza sul Cambiamento Climatico COP 13 di Bali (Indonesia) fu stabilito che “se i paesi sviluppati vogliono un nuovo accordo per combattere il cambiamento climatico, avrebbero dovuto fornire sufficienti garanzie di assistenza ai paesi meno sviluppati”. Nel 2010 venne così creato il fondo annuale da 100 miliardi di Dollari per dare infrastrutture e tecnologie verdi ai paesi poveri. Inoltre si decise per un “meccanismo di compensazione per i paesi colpiti o danneggiati dal cambiamento climatico”, nominato nell’Accordo sul clima di Parigi (2015) ma mai realizzato. Il motivo? I contrasti nell’assumersi le responsabilità dei gas serra dei vari paesi, partendo da quelli sviluppati e più inquinanti. Quindi chi paga per il cambiamento climatico?

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